—Faizan Khan è vice presidente dell’architettura IT presso la Indymac Bank di Pasadena, California.
una mossa intelligente
La virtualizzazione dei server è un pensiero molto diffuso negli ultimi tempi. La potenzialità del software di virtualizzazione, che è in grado di superare il rapporto 1:1 tra hardware e sistema operativo e/o applicazione, rende il suo utilizzo una scelta del tutto ovvia. Dopo tutto quando un unico server virtuale può sostituire ben 20 server fisici i vantaggi immediati risultano del tutto evidenti:
- riduzione dei costi operativi, energetici e di gestione
- Incremento dei livelli di servizio
- Implementazione più rapida e provisioning di nuovi servizi.
E questo non è che uno dei modi grazie al quale la virtualizzazione può avere un impatto estremamente positivo sul business. Ma il problema sta proprio qui. La maggior parte dei CIO si ferma alla superficie di ciò che realmente la virtualizzazione può fare e cosa può significare per l’azienda. Per sfruttare pienamente i vantaggi di questa tecnologia le aziende devono modificare le procedure e i processi esistenti. Nulla di insormontabile, si potrebbe pensare, ma un approccio di tipo superficiale al mondo virtuale non può trasformarsi nell’immediato in un rimedio universale per l'IT e il business.
"La virtualizzazione rispecchia una profonda ridefinizione dell'elaborazione", sostiene Chuck Hollis, vice presidente delle alleanze tecnologiche di EMC. "Al livello più semplice la virtualizzazione implica l’inserimento di molti processi e procedure differenti in contenitori virtuali. Ma presto le aziende scopriranno che le capacità, i comportamenti e i processi che solitamente funzionano perfettamente in un ambiente fisico non si adattano al mondo virtuale".
Hollis, alle aziende che intendono avviare o estendere un'iniziativa di virtualizzazione, suggerisce di concentrarsi su due importanti fattori: il primo, naturalmente, è rappresentato dall’infrastruttura tecnologica, mentre di seguito vengono le risorse umane e i processi.
Far decollare il business
Alla Indymac Bank di Pasadena, California, più di metà dei server sono virtuali. Il processo è stato graduale: quando è iniziato il progetto, tre anni fa, solo il 15% dei server aziendali era virtuale motivo per cui il reparto IT ha avuto tutto il il tempo necessario per pianificare e implementare la trasformazione dei processi. Ora la sfida è rappresentata dalla trasformazione del resto del sistemi. Faizan Khan, vice presidente dell’architettura IT alla Indymac, sostiene che inizialmente la banca si sia limitata alla virtualizzazione di un ambiente su piccola scala e non di produzione, mentre ora l’azienda ha adottato un approccio che privilegia la virtualizzazione e che ha consentito, oltre ai server, di virtualizzare 400-500 computer desktop.
In questo momento la gestione del cambiamento risulta essere un processo politico, oltre che tecnologico, spiega Khan. "Il nostro server standard ora è virtuale, a meno che non vi siano ragioni eccezionali per cui debba essere fisico. Dobbiamo svolgere un programma di formazione che coinvolga i gruppi tecnologici e operativi in modo da agevolare il loro passaggio all'ambiente virtuale, compresa l'introduzione di riassegnazioni piuttosto che incentivi".
Fazil Habibulla, vice presidente e system engineer alla Natixis Capital Markets, ha imparato a procedere con cautela proprio perché a volte i problemi nascono dalla fretta di voler far bene. "Prima della virtualizzazione se il business richiedeva un servizio che implicava l’implementazione di un nuovo server, era necessaria qualche settimana per la pianificazione, l’ordinazione, l’installazione su rack e la consegna. Grazie alla virtualizzazione tutto questo richiede poche ore, incluso il provisioning del sistema operativo, l'installazione delle patch di sicurezza, la configurazione e il testing del nuovo servizio e l'implementazione del servizio in produzione".
"È straordinario", prosegue "ma dobbiamo verificare se siamo in grado di supportare un incremento dei nuovi servizi sul back end. Arrivare al sovra-provisioning in virtù del fatto che può essere eseguito rapidamente è molto facile, ma allo stesso tempo questo può provocare un peggioramento delle prestazioni, che per prima cosa annulla le argomentazioni a favore della virtualizzazione".
Una pianificazione attenta offre molti vantaggi
La virtualizzazione non è un concetto nuovo, ma la maggior parte delle aziende sta iniziando a conoscerla solo ora. E trattandosi di una tecnologia non familiare, occorre del tempo per imparare a utilizzarla in modo appropriato.
"Quando Internet era una novità", sostiene Hollis, "gli utenti riempivano le pagine web di contenuti perché non sapevano quale sarebbe stata l’esperienza di Internet. Oppure apprendevano faticosamente il processo che per la prima volta li metteva di fronte all’utilizzo delle e-mail. Per la virtualizzazione è la stessa cosa: se le aziende sottovalutano l’ambito e la portata dei cambiamenti che comporta tutto questo, gli utenti saranno molto insoddisfatti".
Mike Carvalho, chief technology officer della Radiator Express Warehouse, spiega: "Avevo sentito parlare della virtualizzazione, ma l’argomento era più ecologico che economico. Poi siamo cresciuti più rapidamente di quanto previsto e improvvisamente la sala computer ha raggiunto una temperatura di 84 gradi mentre tutti i rack risultavano pieni. A quel punto ho preso nuovamente in considerazione la virtualizzazione. Questa volta ho passato tre mesi a pianificarla e tre settimane a implementarla".
A parte abbassare la temperatura a 72 gradi passando da cinque a tre rack, Carvalho e il reparto IT hanno anche compreso il valore concreto della virtualizzazione un sabato sera. "Il nostro server di database aveva esaurito lo spazio su disco", dice. "Ho ricevuto una telefonata frenetica dell'amministratore del database il quale mi diceva che c’era bisogno di più spazio su disco, pena il blocco delle attività il lunedì mattina". Mi sono collegato da casa alla nostra rete VPN e ho aggiunto un disco rigido virtuale da 100 GB in cinque minuti, senza dover riavviare il server. Ho semplicemente ricavato dello spazio sulla SAN e l’ho assegnato al server. Problema risolto".
Conoscere i rischi, sfruttare i vantaggi
Che non significa negare che la virtualizzazione possa avere anche dei problemi. Supponiamo che un’azienda inizi a lavorare con 15 server fisici; se uno si guasta, si verifica una perdita di servizio. A questo punto l’azienda sceglie di passare a un ambiente virtuale e possiede un solo server fisico, sul quale risiedono tutte le applicazioni che in precedenza stavano sui 15 server fisici. Se il server si guasta, molti servizi andranno perduti. "Esiste un rischio maggiore se un singolo server fisico si guasta", ammette Khan. "Ci stiamo concentrando sul backup e sulla ridondanza per limitare tale rischio. Alle stesso tempo stiamo cercando di non pensare in termini di rapporti; 20:1 sembra buono, ma si ottengono efficienza e risparmi sui costi anche con rapporti di 5:1 o 2:1".
Naturalmente il bello della virtualizzazione è che funziona e che i risparmi sui costi e sull’energia risultano considerevoli. Nel caso di Natixis,che è passata da 230 server fisici a 105, con 170 computer virtuali, 25 desktop virtualizzati e 15 sistemi Linux virtualizzati, i risparmi vanno ben oltre il costo dell’hardware. "Abbiamo ricollocato il data center di disaster recovery e siano riusciti a farlo senza dover noleggiare un camion per il trasloco!" dice Habibulla.
Ma esistono altri importanti vantaggi. "I nostri ingegneri hanno più tempo a disposizione per concentrarsi su altri, più strategici progetti", aggiunge Habibulla. Alla Indymac, secondo Khan, "Oggi bastano $3.000 per avere la stessa funzionalità dei server che un tempo costava $15.000. Con i risparmi resi possibili dalla virtualizzazione finanziamo la nostra crescita".
Virtualizzare il futuro
Cosa c'è dietro la virtualizzazione? Alcuni ritengono che si tratti solo della punta di un iceberg. "Io credo che assisteremo a una riduzione dell'implementazione di nuovi prodotti", spiega Carvalho. "Nei prossimi quattro anni prevedo che molte applicazioni ERP saranno convertite in appliance virtuali che si potranno semplicemente scaricare e attivare all’interno del proprio ambiente".
Hollis concorda. "Direi che verosimilmente in pochi trimestri i fornitori IT di software per infrastruttura saranno in grado di far girare i loro prodotti su sistemi virtuali", dichiara. "Oltre a portare molti cambiamenti nelle modalità operative delle persone e dei processi".
"Ritengo che la sfida maggiore per le grandi aziende continuerà ad essere la ridefinizione dei processi di gestione IT e dei workflow attorno alla virtualizzazione", continua Hollis. "Aspetti come il provisioning, i chargeback, la gestione delle patch e il rispetto dei livelli di servizio possono risultare molto diversi in un ambiente virtuale. Cambiare la tecnologia senza che si cambino i processi renderà difficile per le aziende sfruttare il pieno potenziale della virtualizzazione".
Il messaggio sembra chiaro: con una pianificazione e una visione corrette, la promessa della virtualizzazione più divenire rapidamente una realtà.
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